Elena Grandi, una visione della Milano che verrà

By gennaio 3, 2019ecology, features

L’INTERVISTA A ELENA GRANDI SU THE GOOD LIFE ITALIA

Fino a 47 anni si è occupata di libri. Poi, nel 2007, un amico le chiese di candidarsi al Consiglio di Zona 1. Il marito girò la notizia via mail agli amici: «Se la votate, me la levo un po’ di torno». Ora Elena Grandi è al terzo mandato, ed è anche membro dell’esecutivo nazionale dei Verdi. Il suo sogno è che tutte le forze ambientaliste si coagulino in una federazione, come in Germania: perché per ottenere risultati bisogna lottare da dentro il sistema.

The Good Life: Quando si dice smart city si pensa subito al ruolo della tecnologia, ma prima di fare rete virtuale, non è meglio connettere i cittadini al contesto?

Elena Grandi: Quando si parla d i connessioni mi illumino. Per me vogliono dire contatto tra i cittadini, tra i luoghi, connessione tra gli spazi verdi, connessione ecologica, urbana e culturale. Dalla casa al quartiere, dal quartiere alla periferia, dalla periferia al centro… Penso alla mobilità, ma anche alla biodiversità, perché per i cittadini una città vivibile è soprattutto una città più verde. Anni fa abbiamo dato forma istituzionale ai Giardini condivisi, un’idea ispirata al modello di Parigi: un regolamento semplice senza bandi e iter burocratici, una convenzione tra amministrazione e associazioni di cittadini con lo scopo di assegnare temporaneamente aree dismesse, abbandonate o degradate. E poi c’è il regolamento del verde, che tutela la biodiversità, gli alberi e i parchi, aiuole e aree di cantiere. Inoltre prevede controlli sugli interventi importanti effettuati su aree private. Il mio modello di riferimento è La Main verte del Comune di Parigi, che sostiene chi ha bisogni straordinari.

TGL: Lei si occupa anche del recupero di grandi aree urbane, tra cui gli scali ferroviari. A che punto siete su questo?

E.G.: Nella città metropolitana abbiamo un milione e mezzo di metri quadri abbandonati da quarant’anni, che vanno riqualificati. I tempi saranno lunghi e quindi dobbiamo pensare a usi provvisorie a come organizzarli, per farli vivere nel frattempo. Anche in questo ci sono modelli virtuosi in Europa, dai quali imparare. Per esempio a Lione. Il Comune lì ha costituito una società indipendente di 20 persone che gestisce un vasto progetto di riqualificazione. Essendo autonomi sono molto efficienti e collaborano con i più grandi architetti e paesaggisti del mondo per progettare spazi ibridi per la società che cambia. Con i nostri modi un po’ barocchi, invece, rischiamo ogni volta di incartarci sulle trattative, su chi fa cosa.

TGL: Oggi quanto è smart Milano?

E.G.: La città dopo Expo ha avuto un grande rilancio, si sa. Però prima di diventare smart, che per me significa sostenibile, c’è ancora da lavorare. Non può continuare a essere una delle città più inquinate d’Europa! Occorrono politiche regionali decise sulla mobilità pubblica, ci vogliono investimenti nazionali, regionali e comunali per consentire alle persone di arrivare in città senza l’auto. Poi, al suo interno, Milano è ben servita. Dovremmo, secondo me, alzare il costo dell’Area C (la zona a traffico limitato , ndr), allargarla. È un progetto a lungo termine che deve partire perché stiamo soffocando nel PM 10.

TGL: Qualche buon esempio milanese che va nella giusta direzione?

E.G.: Il WWF ha un progetto che si chiama Rotaie Verdi che punta a utilizzare le fasce di rispetto dei binari ferroviari per creare spazi di biodiversità. Italia Nostra ha preso in carico il parco di Porto di Mare, un grande progetto che il Comune sostiene economicamente. La collaborazione tra associazioni, imprese e amministrazione va sviluppata.

TGL: Quante aree o edifici non utilizzati ci     sono a Milano, tra pubblici e privati?

E.G.: È impossibile calcolarlo. Esistono immobili che il Comune non sa esattamente chi abbia in carico. La buona notizia è che il modello dei Giardini condivisi è stato replicato per gli immobili. Per quelli inutilizzati di proprietà del Comune, associazioni o start-up possono chiedere una convenzione per l’uso temporaneo.