Franziska Nori, l’éclaireuse

By gennaio 4, 2019features

Nominata nel 2007 a capo del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze, Franziska Nori è riuscita a rendere il palazzo il luogo ineludibile della modernità, nel cuore della culla del Rinascimento. La prova? Aumenta la frequenza di 20% l’anno.

L’INTERVISTA A FRANZISKA NORI SU THE GOOD LIFE ITALIA

Ha avuto 48 ore per decidere di accettare una grande sfida, e pochi mesi per realizzarla. Franziska Nori, anni, padre italiano e madre tedesca, dal 2007 è direttore del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze. In cinque anni ha creato, nella culla del Rinascimento, un luogo d’impatto. Dai 7.000 visitatori della sua prima mostra, “Sistemi Emotivi – artisti contemporanei tra emozione e ragione”, ha avuto una crescita annua del 20%. Nel 2012, con “American Dreamers”e “Francis Bacon e la condizione esistenziale nell’arte contemporanea”, il CCC Strozzina, che ha sede nelle fondamenta del palazzo Cinquecentesco, ha accolto più di 78.000 visitatori.

Il successo non era scontato. I fiorentini, fieri del loro patrimonio storico e artistico, avevano una certa diffidenza verso le forme espressive contemporanee. Con mostre a tema e attività collaterali, da laboratori a proiezioni, incontri e lezioni, Nori ha messo a segno l’obiettivo di far riflettere sulla realtà in cui viviamo, attraverso lo sguardo di artisti del nostro tempo. “Il lavoro al CCC Strozzina mi consente di dialogare con un pubblico preparato” afferma Nori, “e mettere a fuoco le mie riflessioni – da un lato sul ruolo che le istituzioni dedicate alla cultura contemporanea possono svolgere, e l’idea di politica culturale che vogliono esprimere, dall’altra su come rafforzare l’esperienza dell’incontro con l’arte, la forza trasformativa che, oltre la sfera intellettuale, diventa estetica non verbalizzabile.”

I temi da lei scelti hanno forte attinenza con l’attualità. Nel 2008, “Arte, Prezzo,Valore”, inaugurata mesi dopo il crollo della Lehmann Brothers, mette in relazione il crescente peso economico dell’arte contemporanea e il sistema economico internazionale: “In una società capitalistica che riconosce il valore monetario come indice di valore assoluto, l’artista diventa operatore economico sia della propria immagine, sia dei prodotti che si inseriscono in un sistema di mercato e di quotazioni. La mostra proponeva, attraverso le opere di 21 artisti tra cui Damian Hirst, Takashi Murakami e Aernout Mik, una riflessione sulle diverse strategie adottate da artisti in tale contesto.” Fanno da cornice le cifre esorbitanti raggiunte dalle aste internazionali. E’ del novembre 2012 il record di una singola asta di arte contemporanea: 412.2 milioni di dollari.

Nel 2011, già segnato dal fermento della Primavera Araba, Nori sceglie un altro tema caldo: “Declining Democracies”, e crea un percorso attraverso 12 artisti per riflettere sui valori, le contraddizioni e i paradossi delle democrazie. Interagisce con i visitatori attraverso un referendum, ponendo all’ingresso della mostra un facsimile di una scheda elettorale. La domanda è: la maggioranza ha sempre ragione? Risposta secca Si, No. L’azione provoca riflessioni e discussioni sui sistemi attuali di voto. Lo spoglio delle schede conferma, con il 69% di “No”, lo scetticismo nel principio di “maggioranza”. Risultato che trova risonanza oggi in Italia: “E’ innegabile la crescente sfiducia in un sistema politico in cui i cittadini, come scrive Colin Crouch in “Postdemocracy”, si sentono sempre meno protagonisti, vittime di un sistema di potere, un cortocircuito tra classi politiche, grandi imprese, banche e media.”

In questo contesto nasce Talenti Emergenti, rassegna e premio per giovani artisti. Il progetto biennale dà risonanza a sfide e opportunità per i giovani oggi, l’importanza dell’interazione. E ancora muove energie sul territorio con Educare al Presente, incontri e laboratori per le scuole secondarie, che fanno perno attorno ai temi sociali e politici delle mostre stesse. Nori declina in maniera pratica e diffusa la missione del CCC, che è di aprire l’accesso alla cultura e alla conoscenza. “La rete è uno strumento di democratizzazione impagabile, ma va accompagnata di pari passo dall’educazione sia civica sia culturale.” E questa avviene in luoghi fisici, attraverso il contatto umano, e con le opere d’arte.

Nel 2012, anno di elezioni, CCC ospita “American Dreamers”,e mette in risalto la coesistenza di incertezza e ottimismo, il Sogno Americano, la volontà di credere nel futuro. 11 artisti invitati, interventi molto diversi, un punto in comune: “Da tutte le opere è emersa un’attenzione alla manualità, e un atteggiamento anticonformista, contrario alle produzioni in serie, all’eccesso di velocità imposto dalla società moderna.“

Alla bellezza, l’esperienza soggettiva, i canoni che l’arte da sempre esalta e stravolge, è dedicata la mostra in corso. Oggi i principi di armonia delle forme, geometria, verosimiglianza o esecuzione virtuosa, hanno perso la loro valenza: ”Sussiste un’oscillazione tra due antipodi, tra una diffidenza verso la rivelazione del bello, e la ricerca di significati connessi alla dimensione esistenziale più profonda dell’uomo”, conclude la curatrice, che indaga “Un’Idea di Bellezza”attraverso 8 artisti internazionali.

Le tre cose che Nori ama e non sopporta dell’Italia sono le stesse, valgono in entrambi i sensi: “Il nostro rapporto con l’abbondanza artistica presente nel nostro paese, il nostro rapporto con le bellezze e il patrimonio naturale e animale di cui l’Italia è ricca, lo spiccato senso di individualità rispetto al collettività.”

Nori supera la dualità abbracciando gli opposti, e la sua doppia identità italo-germanica con un senso di appartenenza europea, cultura in cui crede profondamente.

Ma è lontano, nel deserto dell’Arizona, il suo luogo d’arte preferito: “Il Roden Crater, un vulcano architettonicamente modificato dall’artista James Turrell, dedicato alla percezione della luce degli astri è un’esperienza da non perdere.”