Gioacchino Acampora – “La mia bottega digitale”

By gennaio 4, 2019features

Come un’icona della carrozzeria italiana diventa capace di rivoluzionare un sistema produttivo e creare tutto: dall’automobile al tessuto e al cibo digitale. Per una nuova civiltà del fare, con il progetto al centro.

L’INTERVISTA A GIOACCHINO ACAMPORA SU THE GOOD LIFE ITALIA

Quando una vocazione si manifesta presto nella vita, quando sai cosa ti piace e il tuo talento si esprime già nell’infanzia, in un certo senso parti avvantaggiato. Navigare verso il successo, però, è un’altra storia. E’ un delicato equilibrio tra istinto e ragione. Tra casualità e progetto.
Gioacchino Acampora disegna automobili da quando sa tenere la matita in mano. E si fa subito notare. “Avrò avuto 3 anni. Ero all’asilo, e la maestra chiede alla classe di fare un disegno della propria famiglia. Ero appena stato in montagna con la nuova macchina del papà, così ci ho messi tutti a bordo. Risultato: Suor Adriana (ricorda pure il nome!ndr) mi mette in castigo. Faccia al muro, dietro alla lavagna.”

Se, sulle prime sorge il dubbio che il vivido ricordo sia condito di fantasia, quando arriva la punizione – la suora voleva il classico quadretto familiare in cui si tengono tutti per mano – capisco che la storia è vera. Grazie alla neuroscienza e alla psicologia sappiamo che le emozioni forti sono il collante della memoria e che i rifiuti coltivano resilienza.
“Ricordo tutto di quella macchina. Il tetto in vinile nero, la carrozzeria color tabacco, i fanali grossi, gli interni in legno.” Il castigo fa si che Gioacchino si ostini a disegnare sempre più auto. E per farlo le deve frequentare, guardare, studiarne i dettagli, accarezzarle, annusarle. E’ l’inizio di un amore. Oggi, con la Carrozzeria Castagna, Acampora realizza auto personalizzate mettendo a frutto il talento secolare dei suoi bottegai e digitalizzando la filiera, dalla progettazione alla produzione. Perché la manodopera d’eccellenza è in via di estinzione. Non ci sono più giovani da formare. Se da ragazzo lui non avesse conosciuto i migliori ingegneri e designer che hanno fatto la storia dell’auto, non saprebbe quanto bagaglio umano rischia di essere perso. “Quando ho scoperto il francobollo”, racconta Acampora, “ho iniziato a scrivere a tutti: Quattroruote, Gente Motori al signor Giugiaro e il signor Pininfarina. Erano lettere di un ragazzino a modo che voleva sapere tutto delle macchine. Ammetto che volevo anche mostrare loro i miei disegni. Ero appassionato, così i miei miti hanno esaudito i miei desideri e mi hanno invitato da loro.” E’ in prima superiore quando inizia a esplorare il mondo fuori dalle aule scolastiche.

“Tra le mie esperienze, sono stato alla Burago, a fare modellini. Lì potevo vedere i nuovi modelli con grande anticipo, perché le case produttrici le mandavano a riprodurre. Usavano fare il rilievo a mano col centimetro e scalarlo fino a ottenerne una miniatura. Ci mettevano mesi. Io, a scuola, avevo imparato a modellare in 3D e disegnavo con il “piano di forma”, gli stessi strumenti delle case automobilistiche. Rivoluzionai il loro sistema di riproduzione arrivando in poche settimane al risultato finale.”
Acampora diventa uno dei primi modellatori digitali in Italia e s’impratichisce di strumenti nascenti che oggi sono la chiave del suo successo.
“Sono 20 anni che parliamo di salvare l’artigianato e nel frattempo i più bravi sono quasi tutti morti. La digitalizzazione mi consente di trasferire al computer il know how maturato in 300 anni e di invertire il paradigma produttivo. Con i macchinari digitali puoi fare tutto, dal mobile all’auto, il tessuto e la bicicletta, la scarpa o la pastasciutta. Molto disruptive, come si dice adesso. Ma se manca il progetto, è solo tecnologia.”

Nel 2015, insieme allo chef Eugenio Boer, Acampora, mette alla prova la stampante 3D che ha costruito per preparare un pasto: uno spaghetto al pomodoro in omaggio al papà napoletano, un risotto giallo dedicato alla mamma milanese e un panettone, la sua grande passione. Piatti perfettamente cotti, pieni di benessere che vanno oltre l’aspetto, la forma. Al contempo, per non tradire il “core business”, l’eclettico imprenditore partorisce una nuova famiglia di auto elettriche, le C_Car configurabili con una App e adattabili a diversi utenti – dal figlio adolescente, alla mamma in città e il guidatore prestante. C_Product, una gamma composta da una bici, una lampada, mobili e dalla C_Car, è stata selezionata per il prossimo Compasso d’Oro ed è appena stata presentata alla Borsa di Milano come proposta di modello produttivo capace di rifondare il significato del Made in Italy.

Occorre una Brand Identity che torni a parlare di processo, di design sistemico, e non solo di prodotto. Un insieme che Acampora impara al Politecnico di Milano, dove si laurea in Architettura nel ’96, dopo varie peripezie. “Volevo fare una tesi sul corporate design, seguire l’esempio di architetti e designer che rivoluzionavano le aziende a partire dal prodotto. Penso a Peter Behrens con AEG, al suo allievo Walter Gropius che disegnò le Adler, Dieter Rams i cui prodotti per la Braun ispirano oggi quelli di Apple, al nostro Giò Ponti. Ma il corporate design era visto come la grafica coordinata per i bigliettini da visita. Nessuno mi capiva, così decisi di mettere a frutto le mie passioni. Avevo imparato a disegnare le mie idee, conosciuto persone capaci di dare loro corpo e forma, così pensai: faccio un’automobile. Scelsi di dedicare la mia tesi a loro e al mio marchio preferito: Maserati. Il risultato fu Auge, una supercoupé con il nome del vento che soffia in Costa Azzurra, un auspicio che il Tridente tornasse “in auge”, un “occhio” in tedesco, speranza che qualcuno me lo strizzasse. Mi sono presentato il giorno della tesi con un’automobile funzionante. E mi sono laureato.”

L’architetto Acampora progetta la sua casa di Milano e sperimenta con materiali tattili e intelligenti, quali il biossido di titanio che rilascia ozono. E rifonda Castagna, il più importante “carrozzaio” nell’Ottocento e la prima carrozzeria del Novecento, dove, nel 1913, nasce l’auto moderna. E’ lì, in via Montevideo 19, che l’ingegnere tedesco O. Bergmann, pioniere dell’aerodinamica in campo automobilistico, trova le competenze per realizzare un prototipo a forma di siluro, ed è lì che il facoltoso Conte Ricotti cerca un regalo per fare colpo sulla donna amata e commissiona quell’auto diversa da tutte le altre. Dalla metà degli Anni Sessanta, l’auto è solo più di serie. I carrozzieri fanno soprattutto riparazioni e i giorni gloriosi sono un ricordo. Quando Acampora prende in mano Castagna, era ancora viva la genìa del talento ma mancava la domanda di auto personalizzate: i costi erano troppo elevati per i privati. Approfondisce i temi della tesi e re-inventa un processo per tornare a disegnare e produrre auto su misura: MINI e 500 diventano tender, giardinetta o limousine che piacciono in tutto il mondo. La nuova C_Car è elettrica e non servono stampi per produrla. Ha la carrozzeria in DIBOND, materiale duttile e resistente usato in architettura per rivestire le facciate continue degli edifici. E le parti conformate sono prodotte con stampanti 3D. Oggi la sua bottega ha un’infrastruttura essenziale e può fare tutto in casa. Anche in questo il digitale aiuta: con le stesse persone di un tempo si possono costruire sino a 40 vetture l’anno e altri oggetti della grande famiglia Castagna. Prossimo progetto è fondare una scuola, per insegnare a fare bottega. Quest’estate Acampora ospiterà una studentessa che vuole imparare a stampare un tessuto. Lui ha l’esperienza con le finte pelli in poliuterano, che al tatto sembrano vitellino.

“Digitalizzando il processo, mi avvicino al linguaggio dei ragazzi, ma voglio insegnare loro anche a usare lo straccio e la scopa. In officina passiamo più tempo a pulire che a costruire, perché non puoi mettere un’idea su un altare, crearne la liturgia, se il marmo non è pulito. E’ il rito del rispetto, unito alla conoscenza. Anche ai ragazzi reduci dai Master mancano sovente le basi. Recentemente con studenti al corso di Transportation Design ho scoperto che non sapevano chi fosse Le Corbusier, padre nobile dell’architettura e padre della Voiture Minimum (1928), riesumata dopo la guerra e diventata la 2 Cv di Citroen! Questa è storia. Se non sai come nasce l’identità di un prodotto, non puoi pensare di innovarlo. Il salto di paradigma è comprendere che il progetto del prodotto, oggi, è anche il progetto del tutto. Tesla ha inventato l’auto elettrica, ma senza la fabbrica delle batterie, non sarebbe andata lontano. Come fu per AEG, Braun, com’è oggi per la Carrozzeria Castagna.”