Seeds&Chips – Coltivare idee per produrre meglio

By gennaio 3, 2019ecology, features

L’INTERVISTA A MARCO GUALTIERI SU THE GOOD LIFE ITALIA

E il 1998. Marco Gualtieri sta frequentando l’ultimo anno di economia e commercio a Pavia. Legge un articolo sulle code agli uffizi e pensa: come si può migliorare il servizio? Diminuire il tempo d’attesa e favorire quello utile o libero? Contatta una delle più grandi società di ticketing al mondo e ottiene l’esclusiva per la vendita di biglietti online in Italia. Nasce così TicketOne, e i primi clienti sono gli Uffizi e il Polo Museale fiorentino. Dalle mostre ai concerti e le partite, il passo è breve.
Natura eclettica, Gualtieri produce musicisti e nel 2011 un film comico AmieriQua, con Bobby Kennedy III nella parte di un pigro neolaureato che, per festeggiare viene a Bologna. Incontra un gruppo di debosciati, s’innamora e, tipicamente, finisce invischiato con la mafia.
Con l’arrivo di Expo 2015, guarda avanti, e si chiede come tenere Milano al centro del mondo sul tema alimentazione. Nasce così un progetto che affronta la questione a livello sistemico – clima, metodi di coltivazione, salute, tecnologia. Sono i primi ingredienti di Seeds&Chips. Gualtieri conquista l’alleanza del Sindaco Sala e associazioni internazionali che operano nelle grandi città. Perché è lì la domanda più forte. Gli obiettivi ambiziosi del giovane intraprendente tengono fede alla missione di accelerare l’innovazione dei sistemi alimentari. Da salone internazionale di aziende e startup digitali, Seeds&Chips sta diventando molto di più.

10 domande a Marco Gualtieri, ideatore e Chairman di Seeds&Chips

E’ vero che Seeds&Chips è nato quasi per caso, da un invito a cena?

In qualche modo sì: ero a una cena con un gruppo di amici imprenditori, Milano si era appena aggiudicata l’Expo. Si pensava a come valorizzare questa straordinaria opportunità. Ho riflettuto su quel che si poteva fare, in concreto: da lì a poco è nato Seeds&Chips.

Come ha sviluppato il suo ambizioso obiettiv di far diventare Milano e l’Italia capitale mondiale dell’innovazione in campo alimentare?

E’ nato dalla mia passione per l’innovazione: mi sono messo a studiare quello che stava succedendo nel mondo e mi sono accorto che il settore della food tech e dell’innovazione legata al cibo offrivano grandissime opportunità. Due mesi prima di Expo si è svolta la prima edizione di Seeds&Chips, e adesso, grazie alla crescita continua della manifestazione, siamo alla terza. Novità di quest’anno, il format Give me 5, che ha messo in contatto diretto giovani e leader di successo, con lo scopo di favorire l’accesso a finanziamenti per le idee più innovative. Nei 5 minuti a disposizione, i ragazzi hanno ricevuto consigli preziosi per le loro startup e in alcuni casi hanno anche trovato il finanziatore. E’ stata un’edizione straordinaria, che ha registrato la presenza di centinaia di speaker, da Kerry Kennedy Presidente della Fondazione Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights, a diversi esponenti della Commissione Europea, come Phil Hogan, o ancora il luminare del vertical farming Dickson Despommier, PhD alla Columbia University. Soprattutto devo ringraziare due ospiti eccezionali: il Presidente Barack Obama e il suo consulente alla Casa Bianca e grande amico comune Sam Kass, con i quali abbiamo raccontato all’Italia e al mondo il nostro percorso, le grandi sfide che interesseranno il pianeta, le innovazioni che possono contribuire a farvi fronte.

Come ha scelto una squadra così tentacolare ed efficace? Siete in pochi!

In effetti, vista la complessità e portata di Seeds&Chips, si potrebbe pensare che dietro ci sia una struttura corposa. Siamo una struttura flessibile di una ventina di persone, con collaborazioni preziose che si sono unite a noi lungo il cammino. Sono orgoglioso delle sinergie. Il nostro evento è fondato innanzitutto sui contenuti, che richiedono ricerca, studio e analisi. Le soluzioni e innovazioni che presentiamo possono avere un grande impatto: questo genera entusiasmo.

Seeds&Chips nasce come un summit sul cibo ma sta diventando molto di più. Quali gli scenari futuri?

Non siamo in grado di immaginare perfettamente quello che Seeds&Chips rappresenterà negli anni a venire, ma una cosa è certa: sarà qualcosa di grande, di rilevante. Con intersezioni e interazioni di ambienti, ambiti e settori diversi. Penso ad esempio alla città di Seattle, che per tanti versi assomiglia a Milano e con cui vorrei creare un gemellaggio, oppure al tema che mi sta molto a cuore del cibo legato alle disabilità fisiche, come la SLA. Il cibo è la cosa più importante per l’umanità, anche dal punto di vista economico: è un’industria da più 5 trilioni di dollari, e occupa il 40% della forza lavoro in tutto il mondo. Se pensiamo ai legami con la salute, i cambiamenti climatici e l’aumento della popolazione, capiamo i motivi della sua centralità e perché il processo innovativo che si sta sviluppando intorno al food sia un tema fondamentale.

Quanto tempo ha investito per portare Obama a Milano?

Per convincerlo molto poco: sono bastate una telefonata e una mail. Poi ha richiesto molto tempo la definizione dei dettagli con il suo team, dalla sicurezza all’hospitality. Quanto tempo? Beh, con una battuta potrei dire quanto fa 24 ore al giorno per circa due anni? Impegnativo, ma ne è valsa la pena.

Che impatto ha avuto l’edizione 2017?

Credo grandissimo: abbiamo riportato Milano e l’Italia al centro del mondo dopo Expo, e i contenuti di Seeds&Chips hanno generato grande interesse. Le emittenti di tutto il mondo hanno trasmesso in diretta l’intervento del Presidente Obama, ma c’è stata anche buona partecipazione nelle altre conferenze di Seeds&Chips.

Quali sono state le più forti sinergie nate durante la terza edizione?

Non sono ancora in grado di dirlo perché siamo in fase di follow up. Quel che mi dà più entusiasmo, però, è il racconto dei protagonisti: espositori, speaker, sponsor. Ascoltandoli capisco il valore del nostro lavoro: ognuno dal Summit porta via opportunità di business, suggestioni, contenuti, idee e contatti che sviluppa nei mesi successivi. A proposito, posso anticipare che una delle nostre start-up espositrici ha chiuso un accordo con i tre più grandi produttori di caffè al mondo.

L’incontro tra Obama e Renzi che frutti darà?

Mi è difficile immaginarlo, ma mi ha colpito un particolare: quando Obama ha raccontato il suo impegno per i prossimi anni, con i giovani, i millennials e teenager, ho visto negli occhi di Renzi il segno di una particolare condivisione.

Quali e quanti investimenti si stanno muovendo attorno alla confluenza tra cibo e tech?

In questo momento ancora pochi rispetto alle dimensioni del fenomeno e delle potenzialità della food innovation. Ma è evidente un trend, e la curva penso crescerà in modo esponenziale nei prossimi anni. Siamo all’inizio di un nuovo settore dirompente.

Quale la sua visione a 10 anni?

Un aumento nella produzione di cibo più sano, sostenibile e accessibile. Non raggiungeremo tutti gli obiettivi nei prossimi dieci anni, ma le principali sfide – sicurezza alimentare, sostenibilità sociale e ambientale, riduzione degli sprechi – nel prossimo decennio vedranno grandi miglioramenti, grazie a una concatenazione di elementi: maggiore consapevolezza di consumatori e policy maker, sviluppo di nuove soluzioni e strumenti che consentono di regolare il modo in cui cibo è prodotto, trasformato e distribuito.

Coltivare idee per sistemi alimentari migliori

Il sistema di produzione alimentare, globalmente, è il più complesso e articolato che ci sia. Ed è anche il più critico, perché tocca un vasto numero di soggetti nella complessa filiera, dai campi alle tavole. Una rete che connette coltivatori, trasformatori, trasportatori, distributori e consumatori; che deve fare i conti con i cambiamenti climatici e la povertà, la sicurezza alimentare, lo smaltimento e lo spreco. Un’area produttiva che risponde a un bisogno primario, ma anche a un’esperienza che deve nutrire ed essere piacevole, che esprime valori e tradizioni, creatività e responsabilità sociale. Per questo, di cibo, si occupano organizzazioni nazionali e sovranazionali, locali e globali, governative e non, scienziati e industriali, agronomi e coltivatori, economisti, nutrizionisti e legislatori. Cosa mangiamo e dove ce lo procuriamo, è al centro di accesi dibattiti, ma apportare le migliorie sistemiche necessarie richiede visione, perseveranza e capacità negoziali senza precedenti, per vincere barriere etiche e geografiche, rendite di posizione e interessi di parte. Spinti da un forte senso d’urgenza, si muovono anche reti di città e megalopoli, perché è nelle aree urbane che si sta concentrando il maggior numero di abitanti.

Siamo 7.5 miliardi di persone sul pianeta, produciamo cibo per 12 miliardi ma quasi 800.000 soffrono la fame. Un problema che, nella prospettiva di diventare 9, miliardi deve essere risolto.

Dopo il successo di Expo 2015, Milano ha l’ambizione di restare aggregatrice di conversazioni, confronti e soluzioni per far fronte a una delle più grandi sfide del nostro tempo. E’ così che è entrata sulla scena la rassegna Seeds&Chips – semi e circuiti elettronici (non potato chips – patatine, come alcuni hanno inteso!), che alla terza edizione, tenutasi alla Fiera di Milano lo scorso maggio, ha visto la partecipazione di oltre 200 speaker internazionali, investitori, policy maker e start-up da tutto il mondo.

E’ dal palco del Padiglione 8 che, davanti ad una platea entusiasta di 800 persone, Barack Obama ha scelto di annunciare il suo impegno per i prossimi dieci anni: contribuire a formare una nuova generazione di leader determinati ad innovare un comparto centrale per la nostra sussistenza su questo pianeta. Un’innovazione che deve arruolare giovani ispirati, ma anche politici, imprenditori, divulgatori e consumatori capaci di interconnettere tutte le parti in causa. Ospitare il 44esimo presidente degli Stati Uniti è stato un successo per Marco Gualtieri, fondatore e organizzatore dell’evento, per il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, e un seme di speranza per chi ha a cuore la causa.

L’intersezione tra agricoltura e tecnologia è il fulcro di tutto l’evento, declinato da Obama in conversazione con Sam Kass, il cuoco della First Family durante gli otto anni alla Casa Bianca, e alleato di Michelle per l’orto e per il programma di educazione alimentare Let’s Move. Di fronte a un problema immenso, per mantenere una dimensione umana, l’accento si è posto più volte sull’impegno individuale. Saranno le scelte quotidiane di ciascuno di noi a fare la differenza, nella veste di privati e come membri della società – per ridurre sprechi, dosare il consumo di energie, e per garantire cibo sano e fresco ai cittadini del mondo. Arriverà il giorno in cui essere allineati con la realtà dei tempi, darà un tornaconto. Per accelerare la transizione verso stili di vita sostenibili, Obama sottolinea l’importanza di conquistare favori e consensi, più che imporre rinunce o sacrifici. E trova speranza nell’energia creativa dei giovani.

Le tecnologie si stanno sviluppando più velocemente del previsto e molte idee presentate durante Seeds & Chips fanno sperare in un’accelerazione di soluzioni che, integrate con il recupero di saggezze dal passato, saranno capaci di fare massa critica.
Per saziare la curiosità abbiamo fatto un viaggio nell’alimentazione del futuro assaggiando cose nuove e dialogando con giovani ispirati e creativi.
La più bella sorpresa sono stati gli spaghetti di alghe irlandesi, una gioia per il palato, per l’organismo, arricchito di minerali e con una quantità minima di carboidrati, e per la biosfera, che offre questa materia prima in abbondanza e senza stress. Seamore, premiato migliore next food alla fine della rassegna, nasce con tutti gli ingredienti di bontà per conquistare anche i più scettici, e oltre a I Sea Pasta, c’è anche I Sea Bacon, alternativa convincente alla pancetta di maiale.

Carlos Ruiz, messicano, e Louis Frachon, svizzero, hanno pensato a un fornello per cuocere piadine, che in altre culture si chiamano pita, tortilla, flatbread, naan, chapati, lavash… In pochi secondi, Flatev prepara un pane croccante o morbido, secondo la cottura desiderata. E’ fresco, naturale, senza additivi ed è buono. L’impasto è venduto in una capsula riciclabile. Avremmo preferito una ricetta per fare l’impasto in casa, ma ci hanno spiegato che è difficile azzeccare il giusto grado di umidità. A Flatev è andato il Future Food Award. Anche i germogli piccanti, le foglie al gusto di ostrica e i fiori frizzanti hanno incuriosito. Proposta di KoppertCress, specializzata in micro ortaggi dai gusti sorprendenti, capaci di regalare insolite esperienze sensoriali per arricchire i nostri piatti con vegetali nutrienti e naturali.
Dovendoci accontentare di porzioni piccole, abbiamo preso una pastiglia proteica Xdutch, con 7 fitonutrienti, supercibi crudi senza additivi, per una sferzata di energia e abbiamo provato Sorbos, la prima cannuccia commestibile e aromatizzata. Ogni giorno negli USA si consumano 500 milioni di cannucce di plastica! La versione usa e addenta è interessante, soprattutto per l’impatto potenziale. Non si scioglie nel bicchiere e il sapore di lime non è male.
Adesso siete pronti a nutrire la conoscenza con una selezione di tecnologie per il nostro futuro alimentare?